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C’era…lo rulo de l’Infierno Come ogni località balneare di un certo livello, anche Buonalbergo, sino alla fine degli anni Cinquanta, aveva i suoi lidi, dove frotte di bagnanti si recavano per sfuggire alla calura estiva.
A partire da “lo Lommardo”
Gli amanti della natura aspra e incontaminata, i nuotatori più esperti, i sub, i tuffatori, tutti coloro, insomma, che non si sarebbero bagnati se non in un’acqua trasparente, raggiungevano, a sud del paese, il lido più chic, quello del “rulo de l’Infierno”. Incassato tra alte rocce e circondato da una fitta vegetazione, là dove l’alveo del torrente si faceva più stretto e profondo, “lo rulo de l’Infierno”, uno specchio d’acqua di pochi metri quadrati, rappresentava per noi ragazzi la meta da raggiungere per essere ammessi in società. Nelle acque gelide di quel “rulo” si riceveva un secondo battesimo – officiato dall’adulto di turno, che ti premeva il capo sott’acqua senza tanti complimenti – che ti abilitava ad inserirti tra i grandi.
Il “rulo” si raggiungeva passando “sott’a lo
Castiello” La festa cominciava. Uno dietro l’altro, i più temerari si tuffavano dai trampolini: chi dalla “morgia” grande, quella “de lo piscero”, in fondo; chi dalla “morgia” piccola, a destra; alcuni a testa in giù, altri a “cofano”. Tra un tuffo e l’altro si svolgevano le gare di velocità e di resistenza, nelle quali tutti erano impegnati nuotando negli stili più diversi e strani. A chi si stancava, “il rulo” offriva dei punti di appoggio, uno dei quali, sulla sinistra, terminava in una cavità semicircolare, coperta in parte da rami e da radici.
Dopo il bagno si passava al solarium, che si
trovava una Intorno al solarium ferveva l’attività di ricerca e di sperimentazione degli scienziati: si gonfiavano e si scuoiavano rane, si accendevano fuochi con le lenti d’ingrandimento, si approntavano laccioli d’erba per catturare le lucertole, si studiavano le caratteristiche di ogni specie di insetti, si aprivano “cascette” di granchi per estrarne i figlioletti, si improvvisavano meridiane con “taccheri” conficcati nella sabbia. Ed era proprio l’ombra di un fuscello ad avvertirci quand’era ora di tornare a casa.
C’era chi viveva, invece, adesso i suoi momenti più belli. Poco attratti dall’acqua e timorosi di scottarsi al sole, alcuni partecipavano alla gita al “rulo” aspettando il ritorno, quando, con dei guizzi furtivi, spogliavano gli orti di pomodori e cetrioli e alleggerivano gli alberi de “perume” e di fichi. Lo “rulo de l’Infierno” per tante estati è stato per noi un vero paradiso. Il suo nome, forse, si riferiva a ciò che sarebbe diventato oggi: una cloaca fetida, alla quale non è possibile neppure tentare di avvicinarsi. rulo: piccolo specchio d’acqua che si forma nell’alveo di un torrente al di sotto di una briglia o tra le rocce lo Lommardo: la fontana del Lombardo sott’a lo Castiello: sotto la rupe dove sorgeva il castello longobardo margarizia: liquirizia morgia: pietra di grandi dimensioni de lo piscero: roccia lungo la quale scorreva un filo d’acqua a cofano: accoccolato chianche: pietre piane e levigate cascette: l’addome delle femmine taccheri: pezzetti di legno, ramoscelli perume: prugne |